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BAUSTELLE: L'AMORE E LA VIOLENZA VOL.2

'L’amore e la violenza vol. 2', in uscita il 23 marzo, segue 'L’amore e la violenza', pubblicato lo scorso anno.

Eppure il capitolo due è stato tutt'altro che semplice da realizzare: "L'amore è un tema difficilissimo visto che ne cantano tutti, ma proprio la voglia di scansare il luogo comune ci ha spinti a scrivere queste canzoni" I Baustelle fanno l’amore, non fanno (più) la guerra.

E a sorpresa sfornano L’amore e la violenza vol. 2, prosecuzione ideale di L’amore e la violenza, uscito lo scorso anno. Ma qualcosa in più di ideale: le canzoni del disco sono nate durante la tournée precedente, "e per questo abbiamo voluto come sottotitolo 'dodici nuovi pezzi facili', perché sono nate tutte con la chitarra.

 

Solitamente noi componiamo al piano, che ci dà più colori nella tavolozza". In realtà il richiamo all’album precedente è anche nei temi: L’amore e la violenza era dedicato in gran parte alla guerra, ovvero ai giorni che viviamo, il Vol. 2 parla essenzialmente di amore. "Un tema difficilissimo e scivolosissimo, visto che ne cantano e ne scrivono tutti, quindi abbiamo avuto la paura di essere banali. Ma proprio la voglia di scansare il luogo comune è stata tra le molle che ci ha spinto a scrivere queste canzoni".

Anche perché, a dispetto di quell’aggettivo, 'facili', non trattasi di canzonette, ma di brani complicati, o meglio da ascoltare e da riascoltare, come sempre con le produzioni dei Baustelle: "Di canzoni facili in senso letterale ce ne sono in giro anche troppe. È giusto fare fatica quando si ascolta un disco, o in generale quando si gode dell’arte, che sia un quadro, una sinfonia, un libro. È bello cercare i riferimenti che si colgono, fare andare il cervello".

Qui, tanto per non farsi mancare niente, ecco Il Minotauro di Borges, nato da un racconto dello scrittore argentino, e L’amore è negativo, ispirato al cantante Francesco Bianconi dalla lettura di Eros in agonia, un saggio del sudcoreano Byung-Chul-Han, che racconta il pensiero tutto centrato sull’io dell’uomo contemporaneo. "E questo è l’esatto contrario dell’amore, che è annullamento del sé, la mortificazione dell’ego. Cantiamo un amore che non è salvifico, insomma.

E per questo segue un disco che parla di guerra: perché c'è sempre una guerra dentro un grande amore. A volte capita che, finito un amore, restino solo rancori, a volte capita anche di poterci mettere una pietra sopra, in senso positivo e di pace". Il disco esce anche in periodo storico un po’ particolare, musicalmente parlando: l’indie, genere dei quali i Baustelle sono stati i capofila, ormai ha preso il posto del pop nella passione e nell’interesse del pubblico.

Un esempio per tutti, Lo Stato Sociale che per poco non vince Sanremo. "È bellissimo che si sia abbattuto il muro e che canzoni come le nostre e di tanti altri riescano a far parte dei gusti popolari. Speriamo però che non si faccia il passo seguente, quello dell’indie che diventa uguale al pop mainstream, altrimenti ci vorrà almeno un muretto per tenere una certa distinzione".

Pronto anche un nuovo tour, che passerà per i club italiani per tutto il mese di aprile. Si parte il 7 a Senigallia, Bologna (12), Fontaneto d’Agogna (13), Milano (15), Firenze (16), Roma (19), Napoli (20), Torino (22), Padova (27).

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