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SFERA EBBASTA: ROCKSTAR

Sfera Ebbasta racconta ‘Rockstar’: “Ce l’ho fatta, non canto più di spaccio e palazzi” “Questo disco è il riassunto del mio cambiamento.

Non canto più di spaccio e palazzi, sono due anni che non riesco a tornare nel quartiere che frequentavo”. Il disco di cui parla Sfera Ebbasta è “Rockstar” e fin dal titolo e dalle foto che lo accompagnano, dove il rapper posa in pelliccia rosa, catene e chitarra elettrica Flying V in mano, suggerisce l’idea che i rapper siano le nuove rockstar.

“Rockstar” racconta frammenti di vita di Sfera Ebbasta dopo il boom dell’album omonimo del 2016, che ha debuttato in cima alla classifica italiana ed è stato

 

certificato disco di platino. “Oh, magari tempo del prossimo album ridivento povero e torno a parlare di spaccio”. Tornare povero non fa parte dei piani di Sfera Ebbasta, nome d’arte di Gionata Boschetti, classe 1992. I palazzi di cui parla sono quelli di Cinisello Balsamo, o Ciny come la chiama lui, periferia di Milano cantata nei primi due album “XDVR” e “Sfera Ebbasta”.

Quando ancora era sconosciuto si è autoinsignito del titolo di Trap King, re della trap, l’ultima variante di successo del rap: basi scarne, suoni sintetizzati, drum machine, atmosfere tetre, parti rappate in modo rilassato, quasi l’opposto della densità sonora del vecchio hardcore rap. In più, storie di vita quotidiana nelle periferie, riscatto sociale, soldi. “All’epoca era difficile imbattersi in rapper che facevano trap. Mi dicevano che era un genere che non suonava, che non veniva capito, che non sarei andato da nessuna parte. E invece oggi è il genere portante del rap”. E quindi un po’ Sfera prende le distanze. “Nel momento in cui tutti cominciano a fare trap, devi trovare un altro modo per distinguerti dalla massa.

La trap dei palazzi l’avevo già fatta, dovevo fare una cosa diversa, certo, sempre con una radice trap”. “Certe atmosfere non te le puoi levare da dentro, ma in ‘Rockstar’ c’è evoluzione, c’è cambiamento. E non c’è nessun pezzo di questo disco che a livello di sound può essere paragonato a qualcosa che è stato già fatto in Italia. Se questo disco è più dolce rispetto ai primi due, è perché la mia vita si è addolcita. Ma per un pezzo allegro come ‘Rockstar’ c’è ‘Serpenti a sonaglio’, per una ‘Cupido’ c’è una ‘XNX’”. La sigla sta sta per Xanax, l’ansiolitico di cui molti abusano.

E di droga Sfera ha sempre cantato, a partire dal Purple Drank, mix di Sprite e sciroppo per la tosse a base di codeina. “È la mia debolezza. Se in una canzone lo devo dire, lo dico. Ma voglio evitare di dare l’esempio sbagliato facendolo vedere nei video e in pubblico, non voglio che i ragazzi lo facciano perché lo faccio io. E così quando mi capita di fare dei botta e risposta su Facebook coi fan dico sempre: no raga, niente pastiglie, cocaina o psicofarmaci, ognuno ha i propri eccessi, ma quelle ti rovinano la vita”. Non ha paura di cadere, ora che è arrivato in alto? “Il sole non cade mai”, risponde lui. “No, seriamente, non ce l’ho quella paura. Nella vita non c’è solo la musica. Se non mi farà più brillare, farò altro. Magari aprirò un shop di tatuaggi”. Mostra i suoi.

Il primo lo fece due giorni dopo il diciottesimo compleanno, una chitarra Stratocaster in onore del padre morto. “Tempo un anno avevo tutto il braccio destro tutto tatuato. Mi sono pentito del 90% dei tatuaggi che ho fatto alla cazzo”. Non suona la chitarra, ma un po’ per via del titolo dell’album, dell’immaginario che vuole richiamare e del padre, ultimamente lo si vede spesso fotografato con lo strumento. “Mio padre la suonava, aveva una ventina di chitarre, conosco i vari modelli. Mio padre era fissato con Jimi Hendrix. Mi ha fatto vedere Woodstock quando avevo 8 anni”.

Non che il rock faccia parte del background di Sfera Ebbasta. Quando gli si chiede del look vagamente imparentato con quello del glam rock, dice di non sapere cos’è. Presente i T. Rex? “No”. E David Bowie? “Sì, quello lo conosco”. Di politica ed elezioni non parla. “Sono talmente ignorante che se mi esponessi sarei un pirla. Dico solo che vedo troppa ignoranza fra i politici, non voglio contribuire anch’io”. Non pensa di essere in grado di influenzare il suo pubblico che, stando alle statistiche dei suoi anali social, ha un’età compresa fra i 18 ai 24 anni? “Se sei una persona che si fa influenzare dalle canzoni di un rapper, che sia per drogarti o per andare a votare, allora hai un problema”.

“Rockstar” uscirà anche in versione deluxe, con allegato un libro fotografico e un DVD dal vivo registrato ai Magazzini Generali di Milano, e in una versione internazionale con alcune tracce interpretate con artisti stranieri: Miami Yacine, Rich the Kid, Lary Over, Tinie Tempah. Quest’ultimo, “un amico, ci siamo visti anche per la settimana della moda”, appare in “Bancomat”, mentre Quavo fa un featuring in “Cupido”. Sfera la mette giù così: “Il top in Italia con il top in America”. Seguiranno date instore e, dal 7 aprile, un vero tour. “Facciamo una cosa epocale. Sarà una roba estrema”. Da quando è uscita la trap i fan sono cambiati, dice. “Sono attivi. Se dici ci vediamo fra un’ora in Duomo arrivano a fare casino. È una roba grossa che non s’era mai vista prima in Italia”. E che cosa apprezzano di te? “Magari la personalità.

Alcuni mi ascoltano per le canzoni, alcune perché sono carino… non lo so. So che da quando sono famoso il grafico del sesso si è impennato. Cercate su YouTube: Sfera orgia con quattro ragazze”. Nonostante il vanto per i soldi guadagnati e le conquiste sessuali, spesso Sfera cita nelle interviste la madre. Mammismo italiano? “È da quando ho 2 anni che vivo con lei. Abbiamo passato assieme momenti belli e brutti, non posso non essere legato a lei”. E che dice la mamma dello sciroppo? “Oh, mi ammazza ogni volta, roba che non mi parla per giorni interi”. E come spiegheresti ai genitori dei tuoi fan cos’è la trap? “Mi presenterei come un ragazzo come tanti che è riuscito a far qualcosa nella vita. Magari sono un esempio positivo, uno che, pur venendo dal quartiere più sfigato e pur non avendo studiato, ce l’ha fatta”.

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