Eventi

Tutto quello che vuoi conoscere su eventi, concerti...

Read more...

DJ's World

Sei un DJ o vuoi diventarlo? Qui potrai trovare una vasta gamma di articoli...

Read more...

CD - DVD - Bluray

Potrai scegliere tra una vastissima gamma di prodotti....

Read more...

HI-TECH & HI-FI

Tutto per gli appassionati di Hi-Tech e Hi-Fi...

Read more...

HomeNewsCREMONINI: POSSIBILI SCENARI

CREMONINI: POSSIBILI SCENARI

Denso, complesso, diverso. Ma allo stesso tempo diretto.

Dovessimo usare pochi aggettivi sarebbero questi; ma il sesto disco di Cesare Cremonini è uno di quei casi in cui le definizioni saltano, per l’artista e per chi lo racconta.

I “Possibili scenari” di Cesare Cremonini si aprono su un panorama che richiede tempo per essere apprezzato nei dettagli, ma che colpisce subito. E’ pop? E’ rock? E’ mainstream? Cita l'indie-rock? Canta canzoni d’amore? Ma parla anche di immigrazione e dei meccansimi della società odierna? Davvero ci sono riferimenti tanto a Pharell Williams, ai Tame Impala, ai Depeche Mode e ai Frankie Goes To Hollywood?

La risposta a tutte queste domande è sì. E' tutto questo ed altro ancora, e ciò dà l’idea di

 

come queste canzoni siano un viaggio vario, con curve che non ti aspetti. “Poetica" la conoscete già: una stupenda canzone d’altri tempi con piano, chitarre acide e archi, usata come primo singolo per segnare una rottura netta da “Logico”. “Possibili scenari” marca sì una diversità dalle strade dei dischi precedenti, ma non solo in quel modo cosi meravigliosamente retrò.

C’è del pop-rock dritto, come “Il tuo matrimonio”, melodia da manuale, e chitarre che riprendono gli Smiths e tutto il suono brit anni ’80 e ’90. Però Cremonini spiazza e spariglia con “Kashmir-Kashmir”, in cui cita la disco anni '70 e Pharrell Williams, ma raccontando l'integrazione attraverso storia di un ragazzo che vuole solo ballare, nonostante la sua storia, provenienza e religione. "Possibili scenari", la canzone. è piano-rock, che prende il miglior Elton John d’annata (e anche un po’ di Joe Jackson e Ben Folds) e lo contamina con la sensibilità pop contemporanea.

“Un uomo nuovo” è la canzone in cui Cremonini dice di guardare tanto a Battisti quanto appunto ai Tame Impala. Non è l’unico riferimento che non ti aspetti: ne “Il cielo era sereno” ci sono gli anni ’60 e il muro del suono di Phil Spector, “Silent hill” è un’altra citazione psichedelica dopo l’assolo pinkfloydiano di “Poetica”: questa volta sono i Beatles, quelli più specimentali di “Tomorrow never knows” (filtrati tramite un tocco di “Let forever be” dei Chemical Brothers). “La isla” è new-folk, ma contrariamente a quanto lascia intendere il titolo latineggiante, non glorifica alcunché ma gioca sull’effetto di spiazzamento che certi luoghi possono creare.

Con il giochino delle citazioni si potrebbe andare avanti all’infinito: Cremonini e il produttore Walter Mameli sono onnivori musicali. Ma nei due anni di lavoro che ha richiesto questo disco, dicono, non hanno cercato di stare al passo con la musica che gira intorno. Volevano fare qualcosa di personale e diverso dai dischi precedenti, e ci sono riusciti. Hanno lavorato molto sulla complessità sonora delle canzoni, che però non toglie mai quella leggerezza che serve per rendere le melodie godibili. E hanno lavorato molto sul ritmo, non solo nei pezzi più veloci, ma creando una tessitura che movimenta anche canzoni come la suite finale, “La macchina del tempo”, una storia d’amore raccontata al contrario, dalla fine all’inizio. Anche nei testi, Cremonini cerca punti di vista diversi, non convenzionali o già battuti.

Lo fa sia che parli di storie d’amore, sia che parli di immigrazione (la già citata “Kashmir kashmir”), sia che ragioni su come i ritmi attuali ci costringano sempre a primeggiare (“Nessuno vuole essere Robin”). Una nota di merito, e non da poco, a copertina e packaging: grafica minimale, tra Peter Saville (autore delle storiche copertine dei New Order e della Factory Records) e Pink Floyd. La barra rappresanta lo scenario possibile, quello del calore umano; la confezione interna del CD e argentea: a seconda di come viene visualizzata diventa arcobaleno, riflettendo il calore della luce.

Insomma, a Cesare Cremonini continua a riuscire quella magia che riesce a pochi artisti italiani: fare musica sempre diversa, sempre fuori dalle etichette, contemporaneamente accessibile a tutti ma ricca e profonda per chi ha voglia di ascoltare e scavare.

FacebookTwitterRSS Feed
Vai all'inizio della pagina