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MORANDI: D'AMORE D'AUTORE

Gianni Morandi, «d’amore d’autore» il nuovo album con Ligabue e Elisa «Sono ancora giovane e se continua Mick Jagger che è più vecchio di meperché non dovrei farlo anch’io?»

Gli sarà capitato anche di chiedersi se ce ne fosse stato il bisogno: 40 album in carriera sono tanti. Poi però mentre toglie il velo dalle sue 8 nuove canzoni te lo ritrovi lì a canticchiarle come davanti a uno stadio straripante.

Con l’entusiasmo di un debuttante che non riesce a non far ballare la gambetta, spettinarsi il ciuffo e allargare le mani per abbracciare ogni nota: «Mi piacciono mentre le canto e

 

questa è una cosa bella», racconta Gianni Morandi presentando «d’amore d’autore», che esce oggi. «Ero reduce da un grande tour insieme a Baglioni e mi hanno chiesto di ripartire da solo. Non volevo cantare solo brani storici. Così ho scelto, con l’eccezione di Fossati, di lavorare su brani di autori che in oltre 50 anni non avevo mai frequentato, alcuni per ragioni anagrafiche».

Il disco parla ancora e soprattutto d’amore: «Ho fatto il conto di aver fatto almeno 600 canzoni d’amore. L’altra parola che torna nei testi di queste canzoni è correre: evidentemente mi hanno preso per un maratoneta». Il primo singolo è «Dobbiamo fare luce», scritta da Ligabue: «Ero a pranzo con il suo manager Claudio Maioli e da lì è partito il viaggio. Per quattro mesi ho cercato autori che potessero raccontare l’amore in un modo che potessi sentirmi addosso.

Non so nemmeno ancora i testi a memoria, ma per il tour prometto che ce la farò», scherza. Sì perché questo è un raro caso di album che nasce in funzione di un tour: «Oggi il disco non è più centrale. Una volta quando compravamo un 33 giri nuovo ci mettevamo intorno a un tavolo in religioso silenzio ad ascoltarlo».

E così con 4 mila e rotti concerti alle spalle, Morandi tornerà nei palazzetti a partire dal 24 febbraio da Rimini e potrebbe prevedere una parentesi dalle parti di Sanremo, se l’amico Baglioni dovesse alzare il telefono: «Farà un bel Festival perché è meticoloso e ha la musica come primo obiettivo. Se dovesse invitarmi andrei». Il Gianni nazionale si fa serio nel ricordo di Luis Bacalov, morto mercoledì: «Quando arrivai a Roma a 16 anni è stato una delle prime persone che ho incontrato.

Per me ha scritto brani importanti come “Fatti mandare dalla mamma” e “La fisarmonica”». Un altro tipo di lacrima è uscita per l’eliminazione dell’Italia del pallone (l’altra sua grande passione) dal Mondiale: «Ho pianto perché ho pensato che quella è una festa a cui il nostro Paese non può non essere invitato».

Il testimone delle nuove leve nel disco lo porta Tommaso Paradiso dei TheGiornalisti, che ha scritto «È una vita che ti sogno»: «Sta nascendo una bella generazione di cantautori che non passano da Sanremo o da un talent. Sembrano tornati gli anni 70 del Folk Studio, ma questi oltre a pensare ai testi cantano pure meglio. Penso a Motta, Brunori Sas, Coez o lo Stato Sociale, che ho visto in concerto a Bologna. Vivo per andare a vedere i colleghi.

Ogni volta posso rubare qualcosa». Però ai talent il Morandi giudice avrebbe fatto gola: «Me l’hanno proposto varie volte, ma mi sentirei a disagio a dire “tu si e tu no”». E qui si torna all’immagine immacolata dell’eterno ragazzo nazionalpopolare: «Mi va bene così, mi piace che tutti mi diano del tu». Tra gli autori del disco ci sono anche Elisa, Ermal Meta, Giuliano Sangiorgi, Levante («un brano difficilissimo da cantare, finisco col fiatone»), un valzer di Paolo Simoni («mi rimanda al clima delle balere romagnole») e in chiusura la cover di «Onda su onda» con Fiorella Mannoia.

Poi però a volte capita che sia tua moglie a chiederti : «Quanto vuoi cantare ancora?». «Non ho mai pensato a un addio. Vedo Mick Jagger, Paul McCartney e penso: ma se continuano loro che sono più vecchi di me, perché non dovrei farlo anch’io? Stare nella musica ti fa sentire bene, mi aggrappo agli applausi della gente. E comunque mi ha promesso che mi avviserà 5 minuti prima che diventi patetico».

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