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CHIARA CIVELLO: ECLIPSE

Chiara Civello, il nuovo jazz italiano è esotico: "Il mio isolamento creativo"

Esce 'Eclipse', il nuovo album "decisamente visivo" della cantautrice romana prodotto da Marc Collin dei Nouvelle Vague, tra tastiere anni Settanta ed elettronica. Tra gli autori Bianconi dei Baustelle, Dimartino e Cristina Donà.

"Il panorama musicale italiano è dominato dalla televisione, meglio respirare suoni altrove" Ogni album una scoperta. Continua il giro del mondo musicale per Chiara Civello che con il suo sesto disco Eclipse aggiunge un pizzico di french touch alla sua personale tavolozza di colori e timbri. Entrare in un album di canzoni può a volte significare superare le porte di un mondo sonoro perfettamente coerente, un mondo separato da tutto quanto accade

 

 

intorno, almeno in Italia. Può succedere anche ascoltando il nuovo album della cantautrice romana, prodotto dal francese Marc Collin e in uscita il 31 marzo.

Da sempre associata a sonorità jazz, Chiara Civello stavolta si affida alle tastiere anni Settanta e a ritmiche sintetiche, e anche grazie all’esperienza maturata da Collin nei Nouvelle Vague si propone in una veste nuova, vagamente elettronica, attraverso dodici canzoni cantate in italiano, portoghese e inglese. "Questo disco, che ho registrato interamente a Parigi, mi apre verso il mondo musicale e culturale della Francia, dove sono arrivata per la prima volta nel 2015 per aprire al Gran Palais il concerto di Gilberto Gil e Caetano Veloso. Non parlavo la lingua, l’incontro con Collin mi ha aperto le porte verso un mondo.

Per me ogni disco è come una prima volta, mi calo in un'altra cultura e la propongo attraverso i frutti di ciò che produco". Un disco internazionale: oltre a Parigi, due brani sono stati registrati a Rio, Sambarilove e Um dia, poi tutte le percussioni a New York. Nel libretto che accompagna l’album, una poesia di Emily Dickinson chiarisce il significato dell’eclisse del titolo: "Ho scelto quella poesia perché esprime un significato molto preciso", spiega Chiara Civello. "Per riempire un vuoto devi inserirvi ciò che l’ha causato, non puoi riempire l’abisso con l’aria, come dice la Dickinson.

L’eclissi è l’incontro di due emisferi opposti, il sole e la luna che si oscurano a vicenda. Per me parlare di vuoto vuol dire anche rappresentare la mia sensazione di isolamento nel panorama musicale che mi circonda in Italia. In questo mondo così televisivo e super-prodotto, quasi spersonalizzante, io ho lasciato risuonare quei vuoti e anche quelle solitudini per creare un suono perfettamente in sintonia con ciò che sento". Nell’album, accanto a una serie di cover tratte dalle colonne sonore scritte da famosi compositori, da Eclisse twist a Quello che conta di Ennio Morricone fino a Amore amore amore di Piero Piccioni, ci sono brani inediti composti da molti degli autori più interessanti della scena italiana come Francesco Bianconi per New York City Boy, Diego mancino per Come vanno le cose, Cristina Donà per To be wild, Dimartino per Cuore in tasca, Diana Tejera per La giusta distanza. Non manca ovviamente un omaggio al Brasile, seconda patria musicale per Chiara Civello, che qui propone Sambarilove scritta con Roubinho Jacobina e la trascinante Um dia scritta con Pedro Sa, il chitarrista di Caetano Veloso: «Um dia la considero un tributo post-moderno a Sergio Mendez", spiega lei. "C’è la presenza fondamentale del moog, un po’ di atmosfera disco, ci sono tanti riverberi e poi i suoni della natura che abbiamo inserito grazie al genio di Marc Collin e al suo linguaggio sempre originale: Marc è riuscito a tradurre quel tipo di canzone strutturata con un suono moderno, non si sente mai la bossa suonata con una batteria ma con una Roland 808 elettronica, gli assoli sono mistici, il jazz trasportato verso un suono moderno, sposato a sonorità moderne ed elettronica".

Tra le cover si ascolta Parole Parole, uno degli episodi più belli dell’album, che potrebbe suggerire un confronto con Mina ma l’idea della Civello era di fare anche un tributo alla versione che del brano realizzarono Dalida e Alain Delon: "Ne ho fatto una versione molto minimal con organi elettrici degli anni Settanta, c’è molta Italia ma la penso come un ponte tra l’Italia e la Francia". Lo stesso che si è creato grazie all’incontro con Marc Collin, "con il quale ho cercato di fare un disco quasi visuale e pittorico, dove chi lo ascolta si può quasi rendere conto delle luci e delle ombre, dei chiaroscuri: volevo che fosse tangibile l’atmosfera di ogni canzone, più che al trattamento musicale vorrei che le canzoni quasi si vedessero su tele musicali. Vedere la musica, insomma, e non a caso quasi tutte le cover vengono dal cinema". Moderna e allo stesso tempo profondamente dentro la tradizione della grande canzone italiana come dimostra Cuore in tasca, il brano scritto in coppia con Dimartino, Chiara Civello propone un album che si presenta come una mosca bianca nella produzione italiana: "La verità è che io nelle produzioni italiane attuali non mi ritrovo poi molto, ho cercato un mio suono che nel live si vedrà ancora meglio, sarà una sorpresa per quanti si aspettano la classica formazione in quartetto jazz". L'appuntamento con i live di Chiara Civello è per il 4 maggio all'Auditorium Parco della Musica di Roma, il 5 maggio alla Basilica di San Giovanni Maggiore Pignatelli di Napoli, il 10 al Teatro Palazzo di Bari e il 12 all'UniCredit Pavilion di Milano.

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